I SEGNI DELLA FEDE LUNGO LA VIA CHIANTIGIANA Priore Paolo Giannoni
Se la religione è - come è - parte integrante della vita, il sentimento religioso lascia ovunque i suoi segni. La strada, dove l'uomo passa per il viaggio, per il lavoro, per la comunicazione, ne è segnata. Non solo per le chiese che accompagnano come presenza di Dio accanto all'uomo (quasi un Dio che cammina col suo popolo), ma anche per quei segni di memoria, di indirizzo, di conforto che sono i tabernacoli, che spesso esprimono la bellezza e il gusto dell' arte accanto alla bellezza e all'intensità della fede. Vogliamo insieme camminare per la via Chiantigiana nel tratto dall'inizio fino a Greve per ricordare alla nostra attenzione segni che talora per la fretta non riusciamo a cogliere. 1. L'inizio della via Chiantigiana Sia l'inizio antico (prosecuzione di Via Erbosa all'angolo con Via di Ripoli; c'è ancora il cartello marmoreo ottocentesco), sia l'inizio del tracciato recente da piazza di Badia a Ripoli, sono contrassegnati da due luoghi importanti per la fede e per la civiltà: il monastero di s. Brigida in via del Paradiso, il monastero vallombrosano di Badia a Ripoli. Centri di fede, ma anche di organizzazione civile ed economica, perché attorno al monastero la popolazione trovava casa e lavoro. Segno eloquente è il doppione di «Pieve a Ripoli » «Badia a Ripoli» dove i nomi ricordano la chiesa del monastero (la Badia) e la chiesa per il popolo (<<Pieve»da «plebs»; altrove il nome «pieve» indica un' altra origine della chiesa). I monaci vallombrosani che avevano organizzato la bonifica della piana di Ripoli (come della piana di Settimo) erano gli animatori anche di una comunità di umano lavoro, di civiltà del lavoro, di solidarietà umana. 2. Il tratto antico (via del Paradiso, via B. Portini, via di Campigliano) Il tracciato oggi tutto a curve (basti pensare all' esse di Borgo Tegolaio e Borgo Sani in Grassina) ha una sua antica razionalità, nel rispetto dei confini e nella necessità di attenersi al dominio di quei «padroni» oggi domati che erano i torrenti (e l'Ema è sempre stato un torrente minaccioso per le piene che lo rendevano un ostacolo). In via del Paradiso troviamo un piccolo tabernacolo della Madonna che ha un suo compagno in via B. Portini; in questa strada sulla vetta della «salita dei Moccoli» (un toponimo tipicamente fiorentino che allude alle bestemmie, purtroppo, con cui i barrocciai accompagnavano come trapelo irriverente la fatica delle bestie sull' erta) un antico immagine (forse del 1600): una cornice coloratissima di gusto popolare schietto è intorno alla Madonna incoronata che regge Gesù bambino. Questo modello di Maria incoronata con Gesù (anche lui questa volta incoronato) si ritrova come tipico di questo tratto: infatti in via di Secondigliano all' angolo di via di Fattucchia esiste uno splendido tabernacolo, forse il più prezioso fra quelli antichi, una ceramica di Doccia (Ginori) del XVIIO secolo, di fattura raffinata con una cornice a fiori splendida. Un altro tabernacolo di Maria in preghiera troviamo al n. 118 di via B. Fortini. Dentro l'abitato di Ponte a Ema, all' angolo della curva verso il passaggio sull'Ema vi è un tabernacolo importante come mole, in pietra serena, con un affresco molto sciupato, protetto con un vetro, che però, sudicio come è, impedisce di cogliere la raffigurazione. In Borgo Tegolaio un tabernacolo recente reca l'immagine della Madonna col Bambino, mentre è in Borgo Sani l'unica raffigurazione della Madonna del Rosario, segno della diffusione della devozione alla Madonna di Pompei (iscrizione: O Maria santissima Madre - di grazia e di misericordia - vollero alcuni fedeli - il restauro del suo tabernacolo - onde impetrare benedizione - sulle loro famiglie e sul popolo - 14 luglio 1940). 3. Tratto recente (da piazza di Badia a S. Martino) In piazza di Badia troviamo una prima raffigurazione di un tema frequentissimo (almeno 8 volte), quella della Immacolata, che qui è affrescata non in abito bianco ma secondo e raffigurazione del periodo barocco. È da notare che questo è il primo dei frequenti «tabernacoli segnavia», tabernacoli o croci che saranno posti ai bivi, come indicazione stradale. All' angolo della via Chiantigiana un' altro tabernacolo recente. Il tabernacolo dell'Immacolata è sormontato dallo stemma dell'ordine Vallombrosano (la gruccia, insegna dell'abate). All' angolo di Via Buia un' altro tabernacolo di fattura rilevante, settecentesco, dove purtroppo è andata perduta l'immagine primitiva (fatto da rilevare altre volte, purtroppo; segno di incuria, di danno normale per il tempo, ma forse anche di furti, perché alcuni tabernacoli fanno gola per le terrecotte antiche che portano); al suo posto una oleografia ormai danneggiata (potrebbe essere l'occasione per qualche pittore?). All'inizio della salita di Diacceto una immagine di Maria che prega (iscrizione: Mater Christi - ora pro nobis - Si dica un' Avemaria. Lo ricordi chi è credente; un invito da non lasciare).
Al Ponte a Niccheri una terracotta imprunetina con la raffigurazione di una splendida Madonna di Mino da Fiesole. Dentro Grassina si trova una raffigurazione ripetuta altrove (almeno 4 volte) segno di una devozione particolare della gente della nostra zona: la Madonna dell'Impruneta (detta di S. Luca, perché l'evangelista Luca è stato il più preciso nel parlare di Maria, quasi raffigurandola come pittore; l'icona dell'Impruneta è una icona greca, frutto della devozione orientale che durante la lotta dell'iconoclastìa ( = distruzione delle immagini) volle salvare alcune raffigurazioni affidandole a mercanti che le portarono in Occidente). Sul ponte della chiesa c'è un tabernacolo dell'Immacolata (ormai nella maniera divenuta consueta dopo 1'800 in vesti bianche e azzurre, con firma del pittore e data del 1940). Vogliamo qui ricordare le immagini originali che spesso troviamo lungo il nostro tratto di Strada, un segno di un impegno lodevole e che ha dato dei pezzi molto belli (oltre la Madonna all'angolo di via di Fattucchia, ricordiamo la madonna dell'Annigoni a S. Martino, la S. Anna splendida a Greve (ma perché è stata aggiunta una statuetta dozzinale dell'Immacolata sull' altare?), la scultura nel Borgo a Strada. Vicino alla caserma dei carabinieri troviamo la prima raffigurazione di un santo: S. Giuseppe, in pietra serena, fatto - contrariamente all'uso tradizionale - con viso giovane e sullo sfondo gli strumenti da legnaiolo; probabile frutto della devozione di un falegname. Non è frequente trovare immagini di Santi: ricordiamo qui il tabernacolo dentro il golf dell'Ugolino (forse sul tracciato antico della strada? O forse il frutto di una devozione contadina - di cui è segno anche la chiesa di S. Cristina, protettrice dei contadini - perché raffigura S. Antonio, protettore degli animali) e quello di Strada alla Cappellina (su cui però è necessario fare un discorso più articolato). Sul tracciato nuovo troviamo un piccolo tabernacolo dai Sardelli, anche se su una casa è stata tolta un robbiana (se ne vede ancora i segni). Piuttosto è interessante il vecchio ed erto tracciato: all'inizio una riproduzione della Madonna della pace (un unicum sulla strada), però messa in carcere dentro una piccola e fitta inferriata. Sulla Costa al Rosso troviamo il primo di tre tabernacoli settecenteschi all'Immacolata, di fattura raffinata (l'altro è a Strada a Scopeto; il terzo tra le Bolle e Giobbole a una casa di contadino in un angolo fra i più belli del percorso). Davanti c'è un tabernacolo che sembra il più antico di tutto il percorso: una terracotta della Madonna col bambino, ormai consumata dal tempo, addossata a una costruzione che sembra un piccolo pozzo. Dopo il rientro sul tracciato nuovo, la croce segnavia, indica la strada per il cimitero di S. Martino, mentre all'angolo per la chiesa il tabernacolo segnavia, il più famoso della Chiantigiana, opera di Annigoni (iscrizione: O dolce Madonna del buon viaggio - a quanti ti incontreranno - su questo cammino - benedici e insegna la via - che per Gesù - porta al Padre che è nei cieli - A ricordo dell'anno mariano 1954). All' angolo di via di Costa al Rosso con la Chiantigiana recente una edicola raffigurante la Madonna di Lourdes nel giardino di una casa. 4. Da S. Martino a Strada in Chianti Alla casa di contadini dopo S. Martino una piccola Madonna e un altro tabernacolo nascosto (e non so cosa raffigura; il posto non permette di sostare e anche a piedi è bene sbrigarsi) dentro la strettoia dell'Ugolino. Alla Villa dell'Ugolino troviamo la prima cappella privata (ne troviamo altre: per esempio alla Presura), un ricordo di quando le famiglie importanti avevano la messa domestica domenicale, a cui andavano anche i contadini dei dintorni. Della Cappella dell'Ugolino si narra un fatto, che ricorre in altri luoghi (per es. a Montelupo; un segno di una probabile leggenda che però è il resto della disapprovazione popolare e contadina contro gli eccessi di scostumatezza dei ricchi); durante un «ballo angelico» (in pratica un' orgia) tenuto nella villa, il crocifisso voltò il viso dalla parte opposta. Lasciando sulla destra i cipressi, segno orientativo, accanto al tabernacolo di S. Antonio, che abbiamo già ricordato, si sale l'erta della Presura e alla villa troviamo un tabernacolo dozzinale della Madonna col bambino. All' angolo di Petigliolo verso la chiesa vecchia (anche questo è un luogo interessante) una piccola edicola recente con l'Immacolata e un altro tabernacolo segnavia alla Martellina, per la via Imprunetana (purtroppo segno continuo di mancanze di rispetto: ogni corsa ed ogni fiera se ne serve per attaccare manifesti). In Strada troviamo a Scopeto l'Immacolata di cui abbiamo già detto e in una vecchia edicola una raffigurazione recente, molto strana, perché è il Cuore di Maria (non sembra che ci siano tratti di devozione specifica a questo titolo mariano).
Nel vecchio Borgo (sia permesso ancora una volta deprecare i titoli assurdi delle vie, senza rispetto per le radici di storia, che vogliamo ricordare: un popolo senza radici, è un popolo senza direzione) due raffigurazioni della Madonna dell'Impruneta e sulla casa dei Nesi un bel tabernacolo, l'unico fatto in scultura originale (Madonna col Bambino; iscrizione: O felix Maria qui te diligit - Deum honorat - A.D. reparatae salutis MLCCCXXI). A una casa dell'INA - Case una robbiana messa con gusto alla porta di ingresso; all'angolo di via di Fonticina esisteva una antica croce segnavia, che vogliamo riporre, come indicazione per l'accesso alla chiesa, scopo per cui era stata posta anticamente. L'abitato di Strada non porta segni fino alla Cappellina, che 35 è un piccolo monumento molto interessante. Possiamo porre la domanda: come mai vi è la raffigurazione di un santo, molto distante da noi, S. Pietro Martire di Verona? La risposta è nell' antica tradizione secondo la quale il tabernacolo segna il limite massimo della espansione di una peste che risparmiò il paese. La peste era uno dei mali endemici e terribili, che fece sorgere molte chiese e molte devozioni nei confronti dei «santi terapeuti» (santi curatori) specialmente delle malattie della pelle. Fra questi santi S. Bartolomeo (ucciso per scuoiamento) di cui si ha il titolare vicino, a Quarate e S. Sebastiano, le cui frecce indicano la peste. Ora propria per la festa di S. Sebastiano la Compagnia faceva una processione fino alla Capellina (si era sollecitato a rilevare questa festa, ma è stato inutile; la Compagnia non ha in pratica accolto l'invito, che è bene lasciare; piuttosto è da valorizzare le rogazioni nella mattina della Ascensione, con la benedizione del paese e la bella festa popolare che ci trova tutti insieme, ospiti degli abitanti della Cappellina), una processione di ringraziamento e di impetrazione. Siccome S. Pietro da Verona aveva molto lavorato a Firenze per le opere di misericordia e di solidarietà (è stato uno dei grandi animatori della Confraternica della Misericordia), probabilmente è per questa ragione, che è stato posto la sua immagine nel tabernacolo, che risulta così essere un segno e un richiamo alla solidarietà nel dolore e nella difficoltà. Rileviamo un piccolo tabernacolo alla casa Pratesi. 5. Fino a Greve Al Chiocchio una casa porta un tabernacolo recente con la Madonna. Ma è da ricordare il borro del Cavallaccio, oggetto di un altro racconto popolare (che - analogamente al crocifisso dell'Ugolino - è un evento ricordato altre volte nel caso di furti sacrileghi o di dileggio delle cose sante): qui il cavallo che portava il crocifisso rubato a Strada non volle procedere oltre, sicché i ladri dovettero tornare indietro, (a ricordo l'olio ricavato da un ulivo del posto veniva offerto ogni anno alla Chiesa di Strada). Dopo Spedaluzzo troviamo il grazioso tabernacolo addossato alla proda della Strada e dopo l'edicola dell'Immacolata in quell'incredibile bricolage che è la chiesa di Giobbole, troviamo il già citato ricordo dell'Immacolata, fino a che alle Bolle abbiamo il piccolo tabernacolo della Madonna posto sulla casa di angolo per la strada che reca a Vicchiomaggio. In Greti troviamo due piccole edicole della Madonna (una è antica) e al cancello della Villa, detta appunto S. Teresa, una terracotta che raffigura S. Teresa di Gesù bambino, il terzo tabernacolo fra i quattro dedicati a Santi, frutto della devozione di una famiglia. A segnavia della strada per Terreno un'edicola con un unicum in tutta la strada: il Sacro Cuore di Gesù. A Greve troviamo il bellissimo tabernacolo di S. Anna, il più bello di tutta la strada. Probabilmene anche qui c'è il senso dei Santi terapeuti, questa volta ricordando che S. Anna è protettrice delle partorienti perché madre della Madonna (non dimentichiamo la difficoltà del parto e della nascita in tempi nei quali la mortalità infantile e perinatale era un flagello; ricordiamo di passaggio il tabernacolo di S. Leolino dopo Panzano, legato alla memoria di invocazioni per il latte della mamme, forse trasformazione cristiana di una edicola dedicata al una divinità pagana galattofora). Lì vicino una edicola vuota con la pittura di una baldacchino colorato; più avanti un tabernacolo in pietra molto elaborato (tempietto con pronao, con una immagine recente). All'angolo di via S. Elisabetta innervata in modo molto bello sull' angolo a bozze con elegante aggetto di difesa una antica edicola con una Madonna recente, mentre in Borgo troviamo prima un elaborato tabernacolo con cancello in ferro battuto e un interessante unicum di una Madonna il cui corpo - alla maniera orientale - è coperto di lamina di argento. Troviamo in Via Garibaldi una casa adornata da una Madonna; Verso il tiro a segno una altra cappella ormai faticente. Per concludere ricordiamo in piazza Trieste un bel tabernacolo, forse del 1700, con una Madonna con bambino e angeli. Per concludere Il cumulo di dati ci fa vedere come la vita religiosa si innerva concretamente nella esperienza della vita e i tabernacoli sono segno non solo di devozione, che è già importante, ma di solidarietà, di cammino comune, spesso legato alle difficoltà, che nella fede trovavano e trovano non solo un conforto, ma anche un incitamento di speranza ad agire, perché l'amore di Dio legato all'impegno umano, è la vera provvidenza.

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